La mia riflessione nasce dalla lettura di un articolo di giornale pubblicato un paio di mesi fa che tratta la notizia riguardante la scelta di Apple e Facebook di pagare le spese mediche per la crioconservazione degli ovociti delle proprie lavoratrici dipendenti che decidono di rimandare un’eventuale maternità a data da destinarsi. Chi ha pensato all’iniziativa afferma che si tratti di misura volta a consentire alle lavoratrici di conciliare carriera e famiglia, permettendo loro di conseguire la realizzazione professionale senza rinunciare al sogno di diventare, forse un giorno, mamme.

Crioconservazione degli ovociti delle lavoratrici dipendenti: Apple e Facebook non sono le uniche a pagare le spese mediche

Le iniziative di Apple e Facebook non sono casi isolati. Si scopre che alcune grandi aziende americane in campo legale, della consulenza e della finanza stanno già offrendo da qualche tempo alle loro dipendenti un supporto economico per pagare le spese di congelamento dei propri ovuli.

Si viene a sapere che, in genere, si tratta di società sensibili alle tematiche famigliari; che ad esempio permettono congedi parentali per periodi superiori alla media americana, che offrono bonus in denaro ai neo genitori, che mettono a disposizione dei loro dipendenti nidi aziendali e così via.

Crioconservazione degli ovociti delle lavoratrici dipendenti: libera scelta vs.imposizione aziendale

Se è vero che queste società hanno a cuore i bisogni del loro personale, vi è da chiedersi quali significati possa avere il pagare del denaro per far sì che le dipendenti rinviino la maternità a data da destinarsi.

Sia chiaro, non si discute della scelta consapevole e ponderata di consacrare la propria energia e gli anni migliori alla carriera. Ciò che non convince è la natura di tale scelta (libera/obbligata) allorquando la richiesta/proposta provenga da un datore di lavoro.

Si tratta davvero di un’iniziativa in favore delle lavoratrici oppure è uno strumento subdolo di discriminazione? Forse che l‘obiettivo delle aziende sia quello di disporre appieno, e senza distrazioni, dei talenti femminili nel periodo più produttivo della loro vita, imponendo di posticipare il problema della conciliazione tra carriera e lavoro?

Quelle lavoratrici sono davvero poste nella condizione di scegliere liberamente? Non è più semplice, e forse anche meno costoso, pensare di introdurre sistemi ulteriori e diversi di sostegno alle madri lavoratrici?

Che succede se la donna in carriera decide di avere un figlio subito? Certamente può godere di un congedo parentale più lungo e può usufruire dell’asilo aziendale…. e che altro? Al rientro dal congedo, che succede? Come viene aiutata ad affrontare le difficoltà quotidiane che inevitabilmente incontra?

E se invece la donna decide di congelare gli ovuli, che succede quando arriveranno i figli e si riproporrà la questione di come conciliare lavoro e famiglia?

Crioconservazione degli ovociti delle lavoratrici dipendenti: servirà ad abbattere il soffitto di cristallo?

Eppoi, sarà vero che la soluzione del congelamento degli ovuli consentirà alle donne di infrangere il cosiddetto soffitto di cristallo che impedisce loro di raggiungere quelle vette professionali sino ad ora prerogativa dei colleghi maschi? Dubito fortemente che ciò accada, ma non ci resta che attendere e vedere i risultati.

Ancora una volta comunque si assiste all’adattamento delle aspirazioni personali della donna alle logiche ed ai modelli organizzativi del lavoro. E ancora una volta, possiamo dire che ..sì “le ombre” legate, in questo caso al genere, si intrufolano nella realtà di tutti i giorni.

 

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