Non è necessario andare in tribunale per risolvere i problemi di coppia: un figlio non riconosciuto, una casa non di proprietà, una separazione in corso. Anche i casi più complicati possono essere risolti con una negoziazione di coppia ben studiata.

Questa è la storia di Vittoria*, la quale si è rivolta al nostro studio di Milano chiedendo il nostro supporto per una definizione legale della situazione che sta vivendo. Vittoria vive in Italia senza regolare permesso di soggiorno, ed è madre di un bambino di 13 mesi, avuto da una relazione con Fausto*, cittadino italiano.

L’Italia è sempre stata il mio sogno..

..per me è sempre stato il paese della libertà, del sole e dell’amore. E quando conobbi Fausto il sogno divenne realtà: un uomo italiano del quale prendermi cura, un uomo che voleva ricominciare la sua vita insieme a me, lasciandosi alle spalle la tristezza del matrimonio fallito, senza però sfuggire alle sue responsabilità di padre di due figli.

Per me tutto era accettabile e mi sentivo in una favola: anche il suo vivere un po’ a Milano, e un po’ nel suo paese natale, nel sud Italia o l’abitare in un appartamento che era ancora in comproprietà con la moglie. Io ero comunque felice, e lo divenni ancora di più quando arrivò nostro figlio.

 

E da quel momento il mio sogno ha iniziato a svanire e la realtà delle cose a diventare sempre più pesante.

Sono passati tredici mesi dalla nascita di Francesco*, un tesoro di bambino, e Fausto non lo ha ancora riconosciuto come figlio. Continua la sua vita da pendolare, passandomi un po’ di soldi per il nostro sostentamento, insufficienti a coprire tutte le spese del mese.

Ho cercato di parlarne con Fausto. Abbiamo affrontato l’argomento tantissime volte. E la sua risposta è sempre la stessa: “Non ora, più avanti, Francesco sarà mio figlio più avanti”.

“Fiducia” è quello che lui mi chiede: devo fidarmi di lui.

Ma successivamente mi confessa che non è divorziato, ma solo separato, cosa che gli impedisce sia il riconoscimento di Francesco, sia il contribuire in maniera più cospicua al mantenimento del bambino.

“Non c’è solamente lui, ho altri due figli” E poi la promessa di regolarizzarmi, seppure come badante: anche questa mai mantenuta.

Il sogno si è lentamente trasformato in un incubo: i litigi sempre più frequenti – sempre e solamente quando cercavo di affrontare il tema paternità e casa. La solitudine, la mancanza di certezze e ripetuti inviti a “prendere la porta di casa e andarmene” mi hanno spinta a cercare una soluzione concreta. Avevo abbandonato il mio paese per una vita migliore, non per un incubo.

Ho sempre pensato che andare da un avvocato significasse compilare dei moduli e “fare la guerra”. Ma non era questo che io volevo, perché amavo e amo Nicola nonostante tutto.

La mia gioia più grande era vedere Fausto e Francesco giocare insieme: io non volevo perdere tutto questo.

Il caso di Vittoria* si è presentato molto complicato fin dal primo incontro e nel prossimo post la protagonista proseguirà nel raccontare come sono state affrontate le difficoltà grazie alla negoziazione di coppia.

Come avreste gestito una situazione di questo tipo? Cosa avreste suggerito a Vittoria?

Potete lasciare i vostri commenti oppure contattarci in privato scrivendo a info@cmnitaly.it

(*I nomi dei veri protagonisti di questa storia sono stati modificati a tutela della loro privacy)

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