Secondo la legge n. 76 del 2016 possono definirsi come conviventi di fatto due persone maggiorenni, sia etero che gay, non sposate e non vincolate da un’unione civile, che vivono nella stesa abitazione, che sono iscritte sul medesimo stato di famiglia e che sono legate da uno stabile rapporto affettivo di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

Anche prima della nuova legge, era possibile formalizzare la convivenza attraverso una dichiarazione da presentare all’Anagrafe del Comune di residenza dei conviventi. Dal 1989 il Regolamento Anagrafico prevede la cosiddetta famiglia anagrafica, che è quella famiglia composta da persone legate da vincoli non solo di matrimonio, di parentela, etc ma anche da vincoli affettivi purché coabitino ed abbiano dimora abituale nello stesso Comune.
Le coppie conviventi che già si erano iscritte al Registro delle Unioni Civili prima dell’entrata in vigore della nuova legge dovranno nuovamente dichiarare la loro convivenza, recandosi all’Anagrafe del Comune oppure inviando allo stesso  un’apposita dichiarazione scritta su moduli di solito messi a disposizione dai comuni insieme alle copie dei documenti di identità tramite raccomandata a.r., fax o PEC

La nuova legge sulla convivenza riconosce ai conviventi di fatto alcuni importanti diritti.

Ad esempio, in caso di decesso del partner proprietario della casa famigliare, il partner superstite ha diritto di continuare a vivere nell’abitazione per il periodo di due anni o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a due anni,e comunque non oltre i cinque anni. Ovviamente questo diritto viene meno, se il convivente superstite smette di vivere stabilmente nell’abitazione oppure se si sposa, se costituisce un’unione civile o una nuova convivenza di fatto.
Qualora l’abitazione familiare sia condotta in locazione ed il contratto sia intestato al partner deceduto, l’altro potrà subentrare nel contratto di affitto.

Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner.
E’ riconosciuto anche il diritto reciproco di visita in caso di malattia e di ricovero, nonché di accesso alle informazioni personali, prima consentito solo ai coniugi ed ai familiari.

Ciascun convivente può nominare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia grave che comporta un’incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, oppure in caso di morte per le decisioni riguardanti la donazione degli organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. Per la nomina occorre un atto scritto o, in caso di impossibilità, occorre che la nomina avvenga alla presenza di testimoni.

Nessun diritto ereditario sorge con la convivenza di fatto.

In caso di cessazione della convivenza di fatto il giudice può riconoscere il diritto agli alimenti al partner che versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. I conviventi di fatto possono rivolgersi ad un avvocato o ad un notaio per regolare i loro rapporti patrimoniali mediante la stipula di un contratto di convivenza. In tal modo, potranno definire il regime patrimoniale della coppia (comunione dei beni, separazione dei beni etc.) e le modalità secondo le quali ognuno dei conviventi deve contribuire ai bisogni della coppia.

Questi solo alcuni dei diritti garantiti dalla legge, se hai dubbi o domande puoi contattarci direttamente via email

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